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Società · Cronaca

Albania, turista italiana violentata sulla spiaggia di Durazzo

L’aggressione all’alba del 5 settembre: arrestato un 26enne con precedenti

di Silvio Di Mare4 minuti di lettura
La spiaggia di Durazzo, in Albania
La spiaggia di Durazzo, in Albania. Foto: Vlorari, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Assistente di lettura4 min di lettura

Era venuta in Albania per una vacanza di fine estate con le amiche, ma quella che doveva essere una notte di svago si è trasformata in un incubo. Alle 5:30 del mattino del 5 settembre 2025, una ragazza italiana di 18 anni, originaria del Veneto, stava tornando in hotel dopo una serata con le amiche. Erano uscite a visitare la città, avevano bevuto qualche drink e si stavano dirigendo verso l’albergo. La giovane si era però allontanata dal gruppo per riposare su un lettino in spiaggia, poco distante dalla struttura.

Pochi minuti dopo si è avvicinato un uomo: Leonard Preza, 26 anni, padre di tre figli con precedenti per furto e possesso illegale di armi. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la scena: dapprima un dialogo, poi l’invito a seguirlo. Quello che sembrava un incontro casuale si è trasformato in una violenza sessuale brutale.

La giovane ha cercato più volte di respingerlo, ma invano. Secondo alcune testimonianze, l’uomo avrebbe persino tentato di offrirle delle sostanze prima dell’aggressione, suggerendo una dinamica premeditata.

Nonostante lo shock, la ragazza ha trovato subito la forza di denunciare l’accaduto, supportata dalla presenza di uno psicologo. La sua testimonianza è stata chiara, coerente e confermata dalle immagini di sorveglianza.

Preza è stato fermato poche ore dopo, identificato senza difficoltà dalle forze dell’ordine albanesi grazie ai video e alle descrizioni fornite dalla vittima. Ha tentato di difendersi sostenendo che il rapporto fosse consensuale, ma la sua versione è stata rapidamente smentita dai referti medici: sul corpo della giovane sono stati riscontrati lividi sul collo, sulle mani e in diverse altre parti del corpo, segni evidenti di una violenza fisica.

In aula, la vittima ha trovato il coraggio di raccontare i minuti drammatici vissuti in spiaggia:

«Lo respingevo, ma non si fermava. Ero terrorizzata.»
«Mi sono alzata e l’ho spinto più volte, ma non serviva a niente. Mi ha immobilizzata.»
«Ho provato a urlare, ma mi ha stretto forte.»

Parole che hanno suscitato forte commozione, ma anche indignazione in Italia e in Albania.

Il fatto che un uomo con una simile storia criminale abbia potuto muoversi liberamente solleva pesanti interrogativi. La gestione della sicurezza e il sistema giudiziario albanese appaiono sotto accusa: come può una persona già identificata come pericolosa continuare a costituire una minaccia senza misure adeguate a prevenirlo?

La vicenda ha colpito profondamente anche perché avvenuta a Durazzo, una delle località più visitate e considerate sicure dell’Albania. Fino a oggi la città era percepita come una destinazione turistica affidabile, frequentata da italiani e stranieri per le sue spiagge e la vicinanza con l’Italia.

Proprio per questo l’episodio assume un significato più ampio: non importa quanto una città possa essere ritenuta sicura, nessun luogo è esente da rischi. Diversi operatori turistici hanno già sottolineato la necessità di un rafforzamento dei sistemi di sorveglianza nelle aree frequentate dai visitatori: più telecamere, controlli frequenti e una maggiore presenza delle forze dell’ordine soprattutto nelle ore notturne.

L’episodio non è soltanto una tragedia individuale, ma un campanello d’allarme istituzionale. Serve un intervento strutturale per affrontare il problema della violenza sessuale e, più in generale, per garantire sicurezza nei luoghi pubblici.

Il caso di Durazzo è destinato a lasciare un segno profondo. Non solo perché ha distrutto la serenità di una giovane turista italiana, ma perché ha evidenziato falle importanti nel sistema di prevenzione. Preza non era un volto nuovo per la giustizia albanese: i suoi precedenti avrebbero dovuto rappresentare un campanello d’allarme sufficiente per tenerlo lontano da situazioni potenzialmente pericolose. E invece, la sua libertà di azione ha permesso che una nuova tragedia si consumasse.

Durazzo rimane una città amata e frequentata dai turisti, ma questa vicenda dimostra che nessuna località può essere considerata totalmente sicura. La lezione è chiara: la prevenzione deve venire prima della reazione.

La sicurezza non è mai assoluta, ma deve essere costruita attraverso controlli efficaci, giustizia tempestiva e una maggiore attenzione verso i soggetti già noti alle forze dell’ordine.

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